CETA: M5S, l’accordo schiaccia aziende agricole venete e made in Italy

CETA: M5S, l’accordo schiaccia aziende agricole venete e made in Italy

Treviso, 27 giu – “Il trattato commerciale tra Europa e Canada è costruito su misura per le multinazionali e per le grandi aziende canadesi. Le piccole e medie realtà imprenditoriali e agricole del Veneto saranno schiacciate da un regime di concorrenza sfrenata e da regole commerciali fissate dalle grandi corporation: le sole in grado di avvantaggiarsi dal mercato globale. In pericolo ci sono la biodiversità e la protezione delle nostre aziende agricole. In una parola: il made in Italy e l’eccellenza regionale. Oltre ai pericoli relativi alla diversa gestione di pesticidi e antibiotici, a livello meramente economico le aziende europee e in particolare Italiane sono torchiate da una serie di adempimenti e modelli procedurali che invece in Canada non esistono e consentono di avere un costo di produzione molto più basso”. A lanciare l’allarme è il senatore del Movimento 5 Stelle Gianni Girotto durante la discussione in Senato per la ratifica dell’Accordo, anticipando il voto contrario del M5S.

“L’aspetto che desta maggiore preoccupazione, quindi, è quello relativo all’impatto che l’Accordo avrà sull’agricoltura. Dei prodotti enogastronomici tutelati dai marchi Dop, Doc, Igp, Igt, che oggi sono migliaia in tutta Europa e diversi in Veneto, domani il CETA ne considera solo 173. E solo in Italia appena 41 a fronte dei 288 marchi Dop e Igt resgistrati. Il nostro Paese dovrà dunque rinunciare alla tutela dei restanti 247, con effetti gravissimi sul piano della perdita della qualità del nostro made in Italy. La nostra produzione agroalimentare potrà essere altamente esposta al rischio contraffazione”, spiega il senatore 5 Stelle.

La commercializzazione di carne ottenuta da processi che prevedono l’utilizzo di ormoni della crescita, o di antibiotici o in cui si fa uso di Ogm non potrà più essere esclusa. Il governo canadese ha più volte espresso preoccupazione per la presenza del potenziale ostacolo rappresentato dall’etichettatura obbligatoria sulla provenienza del grano duro nella pasta. Ed è proprio sul grano che si gioca una partita importante per i coltivatori veneti. Il Ceta darà un colpo durissimo al grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dalla cancellazione dei dazi per l’importazione dal Canada, dove l’uso intensivo del glifosato avviene anche nella fase di pre-raccolta.

Senza contare che dopo la ratifica gli Stati perderanno la propria sovranità in settori nevralgici del diritto, come i servizi pubblici, la salute, l’ambiente e il lavoro. Gli accordi non tengono conto, infatti, delle leggi sull’occupazione, sui diritti umani, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile. L’introduzione di speciali tribunali privati, aggireranno le leggi nazionali, aprendo la strada alle multinazionali che potranno fare causa ai governi quando questi dovessero opporsi ad esempio all’introduzione nel propri confini di determinare sostanze, prodotti o pratiche commerciali non previste dalla legislazione nazionale. A contare saranno, infatti, solo le regole decise dall’Organizzazione mondiale del commercio.

“Il Ceta – conclude Girotto – disegna in sostanza un modello di sviluppo che impatta negativamente sulla filiera agroalimentare italiana, sulla tutela ambientale e persino sulle prerogative degli organismi democraticamente eletti, con l’istituzione di un sistema per la risoluzione delle controversie potenzialmente lesivo delle prerogative costituzionali degli Stati”.

QUI LO SCHEMA DI PARERE CONTRARIO DEL M5S