Cementifici e inceneritori, controlli prima di immettere sostanze inquinanti nell’atmosfera

Cementifici e inceneritori, controlli prima di immettere sostanze inquinanti nell’atmosfera


IL TESTO DEL MIO INTERVENTO IN AULA

Signor Presidente, vorrei annunciare ai cittadini italiani e ai colleghi che il TTIP è già tra di noi. Qualcuno pensa sia stato bloccato, ma in realtà è già tra di noi.
Il TTIP contiene una norma che ci trasformerebbe negli Stati Uniti d’America per quanto riguarda l’inversione dell’onere della prova.

Sapete bene che negli Stati Uniti un’azienda può produrre qualsiasi tipo di prodotto e disperderlo nell’ambiente, ed è il cittadino a dovere dimostrare che quella sostanza inquina, che fa male, che fa ammalare, che uccide. Qui in Europa, teoricamente, dovremmo essere nella posizione opposta: abbiamo il REACH, abbiamo la necessità di dovere passare per controlli prima di poter immettere in produzione materiali o sostanze nuovi, ma cosa succede per quelle che sono già in circolo? Veniamo al caso specifico. Parlo di inceneritori, di cementifici.

In un piccolo Comune della Provincia di Treviso, a Pederobba, sono già presenti due inceneritori e un cementificio, e questo già brucia pneumatici e pet-coke, che è la parte peggiore del petrolio; ora chiede di poter bruciare anche plastiche. La situazione è che ha richiesto la valutazione di impatto ambientale, ma gli studi nel settore sono discordi; non c’è certezza. E allora perché – come sarebbe di buonsenso – non fare prima un’indagine epidemiologica sulla popolazione che già da vent’anni è sottoposta ai fumi di inceneritori e cementifici che bruciano pneumatici e pet-coke prima di procedere con l’aggiunta di plastiche, che – sappiamo bene – inceneritori e cementifici non annullano ma trasformano e combinano? Il principio di precauzione in Europa e in Italia viene rispettato oppure no? Sembrerebbe proprio di no.

Chiedo quindi al Parlamento di attivarsi affinché sia rispettato questo basilare principio di tutela della sicurezza per i cittadini e chiedo alle autorità venete, in particolare di Treviso e Pederobba, di fermarsi finché non si avrà la certezza che una determinata azione non inquini, non provochi malattie e morti assolutamente ingiustificabili.