Oli esausti inquinanti, il Pd si spacca in Commissione e vota emendamento marchetta

Oli esausti inquinanti, il Pd si spacca in Commissione e vota emendamento marchetta

I giochi della politica possono arrivare a paradossi a volte incomprensibili nel loro essere banalmente sciatti. Ed è così che ad esempio il Pd si incarta in un emendamento sbagliato e dannoso, che subito decide di ritirare. Ma che poi si affretta a fare approvare, ma scritto da un altro gruppo politico.
Fantapolitica? no è accaduto davvero.

Il presidente della Commissione Industria del Senato Salvatore Tomaselli si accorge che il suo gruppo ha appena presentato un emendamento per rinviare di un altro anno (ovvero con decorrenza 2018) un contributo ambientale a carico dei produttori di oli e grassi vegetali e animali. Si tratta di una piccola tassa (1 euro a quintale) sugli oli esausti da smaltire. Un modesto contributo per assicurare l’emersione del nero ed evitare ulteriori danni ambientali incalcolabili.

Se disperse nell’ambiente, infatti, quelle sostanza diventano un pericolo per la salute dei cittadini. Mentre invece se trattati in apposite strutture, allora possono diventare addirittura una risorsa energetica importante, oltre a perdere la loro capacità di contaminazione ambientale.

Quell’emendamento è quindi rischioso. Tomaselli si accorge dell’errore e lo ritira. Peccato però che la sua maggioranza ne approvi uno identico, presentato da un altro senatore. Perché? Quelle poche righe sono forse importanti per qualcuno?

Di fatto in questo modo il Pd mette non solo a rischio l’ambiente e la salute pubblica, ma stando a quanto scrive il CONOE (il Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e grassi vegetali ed animali esausti) se l’emendamento verrà inserito nella legge “provocheranno danni (già quantificabili) all’economia ed all’occupazione per il ritardo nell’avio delle attività di raccolta e rigenerazione del rifiuto in questione”.

Il futuro di migliaia di lavoratori, quindi, è appesa ai bilanci di previsione che dipendono anche dagli introiti di quella tassa.
Ma c’è di più: l’assenza di quel contributo significa anche minori entroiti per le casse dello Stato. Oltre che va contro alla direttiva europea 2015/1513/UE “sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili”. Sì perché gli oli esausti possono essere trasformati in energia. Ad esempio in biocarburanti.

Le quantità di oli esausti prodotte e importate devono essere trasparenti e tracciabili. E questo si è voluto evitare con la complicità decisiva del Partito Democratico.