La Strategia energetica nazionale va in mani straniere

La Strategia energetica nazionale va in mani straniere

Ipotesi di conflitto di interesse per il coinvolgimento dell’azienda americana Boston Consulting Group da cui arriva Francesco Cuccia, attuale capo della segreteria tecnica del ministro Calenda

Abbiamo rivolto al Governo due domande molto semplici. Le cui risposte, come al solito, sono state puro equilibrismo politico. La prima: è vero che la consulenza alla società americana Boston Consulting Group per riscrivere la Strategia energetica nazionale (Sen) è stata pagata da Terna e Snam il cui futuro dipende proprio da quel documento? La seconda: esiste un conflitto d’interessi nella scelta del ministero per lo Sviluppo economico di servirsi della Boston Consulting, da cui arriva Francesco Cuccia, attuale capo della segreteria tecnica del ministro Carlo Calenda?

Nel primo caso il sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto ha risposto alla mia interrogazione con un goffo driblaggio, ma ammettendo in maniera spudorata che sì, è vero che Terna e Snam hanno dato incarico all’azienda americana da cui proviene il capo della segreteria tecnica del ministro. E l’hanno fatto scegliendo tra tanti profili diversi, ma rendendosi poi conto che guarda caso la Boston Consulting era proprio quella che faceva al caso loro per fornire dati e analisi utili per stilare la Sen, documento principe della strategia energetica del nostro Paese.

Nel secondo caso, invece, Scalfarotto non ha nemmeno provato a rispondere. Limitandosi ad ignorare la questione del possibile conflitto d’interessi nei rapporti tra Terna, Snam e il ministero.

Eppure da quanto riportato in un articolo de Il Fatto Quotidiano, risulta che il coinvolgimento dell’azienda statunitense – in rapporti passati con Francesco Cuccia – nella stesura della Sen è pagata da operatori del settore energetico che potrebbero esserne favoriti.

Difficile parlare di trasparenza nella procedura di revisione della Strategia energetica nazionale, come vorrebbe far credere l’esecutivo. Come si può affidare uno studio a chi da quello studio dipende?
Ma c’è di più. Nel tentativo di indorare la pillola amara, il sottosegretario Scalfarotto annuncia di voler coinvolgere i membri delle commissioni parlamentari competenti nel processo che seguirà la stesura del piano attraverso semplici audizioni dei soggetti coinvolti. Non è un tentativo di recupero un po’ tardivo? Se il governo avesse voluto davvero un confronto, sarebbe dovuto venire prima da noi, invece di comunicarcelo solo perché costretto dalle nostre denunce.

Ma c’è di più. Il rischio di mettere le linee strategiche nazionali in mani straniere è altissimo. E non solo perché di mezzo c’è la statunitense Boston Consultig. Ma anche perché sia Terna che Snam hanno ormai un azionariato a prevalenza estera al loro interno che potrebbe non fare necessariamente i nostri interessi nazionali. È un po’ come chiedere a Nerone di riscrivere le regole di intervento dei Vigili del fuoco.

Perché invece non affidare lo studio a strutture della pubblica amministrazione quali Gestore dei Servizi Energetici, Ricerca di Sistema Energetico e l’Ente nazionale per le nuove tecnologie, l’energia, e lo sviluppo economico sostenibile? Perché continuare a minare gli assetti strategici del settore energetico già in buona parte in mano a investitori stranieri? Perché esporre una volta di più le nostre strategie energetiche ad influenze di interessi particolari da parte di operatori privati del settore, e nemmeno italiani?

E poi un’ultima considerazione. Sull’energia siamo passati da un controllo strategico totalmente pubblico ad uno privato. Per poi andare a finire direttamente in mani straniere i cui interessi non è affatto detto che coincidano con quelli del nostro Paese. Non è compito del Governo evitare il rischio che un settore strategico come l’energia finisca per essere la grassa mangiatoia di qualcun altro?