Nucleare, il Governo risponde dopo più di un anno

Nucleare, il Governo risponde dopo più di un anno

Finalmente il Governo si degna di rispondere (giovedì 27 ottobre) a ben tre interrogazioni parlamentari che portano la mia firma. Una di queste è stata presentata addirittura il 25 febbraio 2015. E tutte e tre riguardano la delicatissima partita della gestione dei lasciti del nucleare. Questione sulla quale l’esecutivo ha sempre tenuto una posizione molto ambigua con rischi e oneri a carico dei contribuenti che pagano la gestione dei rifiuti nucleari in bolletta.

L’ultima uscita in ordine di tempo (oggetto di una interrogazione presentata il 5 ottobre 2016) è l’ipotesi di fusione tra la Sogin Spa e la Ansaldo nucleare e il tentativo di inaugurare un nuovo rinascimento atomico italiano. Innanzitutto le due aziende hanno missioni industriali opposte, almeno sulla carta. Secondo con questa mossa Renzi mette nelle mani dei cinesi un asset strategico – come quello del nucleare – che rischia di indebolire il nostro Paese.

In breve, Sogin è la società di stato che dovrebbe occuparsi dello smantellamento delle nostre vecchie centrali nucleari e dello smaltimento in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Mentre Ansaldo nucleare – partecipata al 40% dalla cinese Shangai Electric – ha come mission la costruzione e la manutenzione di centrali nucleari di terza generazione all’estero.
Come pensa il governo di conciliare due finalità così diverse e opposte?

La seconda delle interrogazioni alla quale il Governo risponde giovedì è sulla questione del combustibile nucleare delle nostre ex centrali, ad oggi parcheggiato in Francia e nel Regno Unito e che dovrà essere restituito all’Italia. Abbiamo il forte sospetto che la spazzatura atomica all’estero ci costi centinaia di milioni di euro all’anno..Sono gli oneri A2 destinati alla copertura dei costi di decommissioning nucleare (ovvero di smantellamento e smaltimento scorie), che è aumentato da 170 milioni di euro nel 2013 a 622 milioni nel 2015 proprio par la partita dei rifiuti all’estero.

L’Italia deve dotarsi per legge di un deposito di scorie nucleari, la cui costruzione è coordinata proprio da Sogin che però non ha ancora scoperto le carte. I piani sono tenuti ben nascosti nei cassetti dell’azienda e di quelli del Governo. Mentre ancora l’Italia non si è nemmeno dotata di un Piano nazionale per la gestione dei rifiuti che è propedeutico alla realizzazione del deposito.
E a proposito di scorie, si apre la terza questione: quella ferma alla nostra interrogazione del febbraio 2015 che riguarda proprio il deposito nazionale delle scorie nucleari.
A San Piero a Grado nella provincia di Pisa è presente il centro interforze studi per le applicazioni militari (CISAM), dotato di laboratori e di attrezzature sperimentali, quali il reattore nucleare di ricerca RTS-1 Galileo Galilei.

Secondo le informazioni che messe a disposizione dall’Arpa Toscana quell’impianto è oggetto di smantellamento fin dalla fine degli anni ’80. Con il conseguente trattamento e confezionamento dei rifiuti radioattivi. E sempre secondo informazioni non del tutto chiare, il 40% delle scorie arrivano da quelle che vengono definite “altre attività”, tra le quali ci sono appunto quelle legate ad attività militari.

Sono bei numeri, sui quali avevamo chiesto chiarimenti al Governo. Ma soprattutto vogliamo capire se anche i rifiuti atomici militari verranno un domani smaltiti nello stesso deposito in cui andranno quelli civili.