Il governo dice mobilità sostenibile, ma in realtà pensa solo al gas

Il governo dice mobilità sostenibile, ma in realtà pensa solo al gas

A Palazzo Chigi dicono una cosa, ma ne fanno un’altra. Altro che infrastrutture per la mobilità sostenibile. Le vere intenzioni del governo sono finalmente venute a galla. Il testo sul DAFI – direttiva Ue sui carburanti alternativi – presentato dal governo è fortemente sbilanciato verso i colossi del gas penalizzando l’impiego di motori elettrici e ad idrogeno.

Ed è così spinto verso i combustibili fossili da far saltare addirittura un altro tavolo tecnico importante, che stava valutando interventi di incentivi alla mobilità sostenibile da inserire già in questa legge di Stabilità. I lavori si sarebbero dovuti concludere entro metà marzo. Ma per stessa ammissione del vice segretario alla Presidenza del Consiglio Raffaele Tiscar, la discussione verrà rimandata a dopo la Stabilità, accumulando ritardi su ritardi.

Il governo sta prendendo tempo. Evidentemente sono pronti altri piani da tirare fuori al momento giusto. E tra questi NON c’è lo sviluppo di una rete mobile green. Che invece rientra solo nel grande pacchetto degli annunci di Renzi.

Prova ne è che elettricità ed idrogeno vengono messi dal governo all’ultimo punto come carburanti alternativi. Nel testo che Palazzo Chigi si appresta a licenziare, infatti, si prevedono semplificazioni delle procedure autorizzative e il riconoscimento della strategicità agli interventi per la realizzazione degli stoccaggi di GNL.

In questo modo il governo sta violando il principio di neutralità tecnologica espressamente previsto come OBBLIGATORIO dalla direttiva.

E come se non bastasse, fonti del governo annunciano che dal ministero dell’Ambiente arrivano nuove regole di semplificazione per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che allentano le maglie dei controlli. Un combinato, insieme al DAFI, che rischia di mettere in serio pericolo la strada per una vera transazione energetica.

Lo schema di decreto in esame del Parlamento, si pone in palese contrasto con il principio di neutralità tecnologica laddove, per esempio, all’articolo 9 stabilisce una semplificazione delle procedure per la realizzazione delle infrastrutture di stoccaggio del GNL considerandole infrastrutture e insediamenti strategici e di interesse nazionale. Altre semplificazioni sono inserite nell’articolo 10,11, 12 e 13 in cui viene specificato che l’autorizzazione rilasciata al termine delle procedure autorizzative semplificate, previste dagli articoli 9 e 10, qualora riguardi impianti o infrastrutture ubicate in aree portuali, costituisce anche approvazione della variante al piano regolatore del sistema portuale. Inoltre, vi si stabilisce che le procedure autorizzative semplificate di cui agli articoli 9, 10 e 11 possono essere applicate anche ai procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore del decreto in questione, su richiesta del proponente il progetto.

Frenando così sulla mobilità elettrica e sull’idrogeno, che rappresentano invece il VERO futuro. Insomma, il Governo con una mano dà e con tutte e due toglie. Inoltre, riduce i processi di partecipazione e di decisione dei territori interessati da questi interventi con l’incremento dei rischi per la sicurezza.

Ricordiamo che il piano Ue è quello di facilitare il potenziamento e la costruzione di nuove infrastrutture per i carburanti alternativi in giro per l’Europa. L’obiettivo dichiarato è ridurre al minino la dipendenza dal petrolio, favorendo un minore impatto ambientale anche attraverso la decarbonizzazione del settore trasporti. Una scelta saggia, che imprime una spinta decisa verso obbiettivi di transazione energetica e lotta ai cambiamenti climatici. Eppure il governo guidato da Renzi va in tutt’altra direzione. Perché?

Il Governo avrebbe deve definire un quadro regolatorio che non fosse così sbilanciato verso la tecnologia del gas, ma favorisse piuttosto lo sviluppo di quelle più sostenibili attualmente individuabili nei vettori elettrici/idrogeno.

Insomma, mentre una parte dell’Europa si prepara a mettere al bando i motori tradizionali, l’Italia rafforza un comparto che guarda al passato. E non saranno le chiacchiere a portarci avanti nel tempo.