Obama vuole un futuro rinnovabile, a Renzi piacciono le fossili. Lettera aperta

Obama vuole un futuro rinnovabile, a Renzi piacciono le fossili. Lettera aperta

Lettera aperta

CLIMA: OBAMA PROGETTA UN FUTURO RINNOVABILE MENTRE RENZI FAVORISCE LE FOSSILI
In USA Obama lancia un piano ambizioso per ridurre le emissioni mentre in Italia il Governo Renzi vuole fermare le rinnovabili per andare con le fossili

In vista dell’incontro delle Nazioni Unite per parlare di ambiente che si terrà il prossimo dicembre a Parigi, la sfida ai cambiamenti climatici per salvare la Terra è ormai lanciata dai leader politici del pianeta. Dopo l’Enciclica “Laudato Si” del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune arriva anche il nuovo piano lanciato da Barack Obama per tagliare le emissioni di gas responsabili dell’effetto serra. Per il Presidente americano «I cambiamenti climatici non sono un problema per la prossima generazione. Non più. Ed è ora che l’America e il mondo agiscano contro i cambiamenti climatici». Per tali ragioni Obama propone un piano senza precedenti con importanti conseguenze: la chiusura di centinaia di centrali elettriche a carbone e un’impennata della produzione di energia pulita, attraverso fonti rinnovabili come impianti eolici o solari.

Una strada obbligata che vede il Governo italiano assumere scelte che vanno nella direzione contraria: dietro le parole di presunto sostegno alle azioni per la riduzione delle emissioni è in corso un insieme di azioni coordinate che sta portando al blocco di nuove installazioni da fonte rinnovabile (solare, eolica, etc) oltre che a favorire, come con lo sblocca trivelle, attività nell’ambito delle industrie del settore fossili.

Durante l’audizione di alcuni mesi fa il Ministro dello Sviluppo Economico ha vantato un quadro di stabilità e positiva futura crescita del sistema delle fonti rinnovabili. Il Ministro ha però omesso di dire che un insieme di provvedimenti, proposte e prassi amministrative, condivise dal Governo, sta invece decisamente andando nella direzione opposta.

Lo sviluppo delle installazioni da fonte rinnovabile è stato indirizzato dalla normativa nazionale e comunitaria verso obiettivi di efficienza energetica. Oggi infatti è permessa l’installazione negli edifici di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile, garantendo al consumatore di non pagare su tale energia, prodotta in loco, gli oneri di cui è invece gravata l’energia in bolletta. Si tratta di un sistema virtuoso che promuove congiuntamente il risparmio, l’efficienza e la produzione energetica da una fonte non inquinante, che non producono emissioni.

Tutto ciò sembra però non andare bene all’attuale Governo.

(i) Il Governo sostiene la riforma della bolletta domestica proposta dall’Autorità per l’Energia con il Documento 34/2015. Tale riforma sposta parte prevalente degli oneri dalla componente della bolletta legata al consumo di energia prelevata dalla rete (c.d. variabile) alla componente fissa, in tal modo praticamente azzerando la convenienza della produzione in autoconsumo da fonte rinnovabile. Infatti se gli oneri sono indipendenti dal consumo di energia prelevata dalla rete gli stessi saranno uguali per il consumatore che si autoproduce energia dal tetto di casa e per quello che invece acquista energia dalla rete. Non solo, ma nessuno sarà incentivato a sostituire i propri elettrodomestici con altri più efficienti e a minore consumo se alla fine il risparmio in bolletta non sarà significativo.

(ii) gli impianti fotovoltaici per l’autoconsumo nascono e vengono progettati come impianti rimuovibili, essendo al servizio di un’esigenza variabile come i consumi elettrici all’interno dell’edificio su cui sono installati. Nonostante questo a fini fiscali vengono punitivamente assimilati a capannoni industriali, imponendone l’ammortamento in 33 anni e facendo pagare sugli stessi l’IMU (vedi Circolare del 19 Dicembre 2013 dell’Agenzia delle Entrate).

(iii) Sono sostanzialmente vietati i sistemi di distribuzione chiusi (vedi Documento 644/2014 dell’Autorità per l’Energia) consentiti invece dalla normativa europea, impedendo il consumo in loco dell’energia prodotta sul tetto degli edifici commerciali, industriali e di servizi (ospedali, stazioni, aeroporti, etc.) quando all’interno degli stessi c’è più di un utente, cioè quasi sempre. Il tutto, espressamente, a sola tutela dei concessionari di distribuzione. L’assurdo è che la normativa (art. 11 D.lgs. 28/2011) obbliga ad installare gli impianti fotovoltaici per incentivare l’autoconsumo di energia: poi però tale autoconsumo viene vietato a tutela dei concessionari di distribuzione, che peraltro non sono scelti a seguito di procedure concorrenziali.

(iv) Non sono ancora attuate le disposizioni che permettono ai produttori di energia da fonte rinnovabile, ed in generale ai piccoli impianti di produzione di energia, di garantire i servizi necessari alla stabilità ed al funzionamento delle reti, resi invece dagli altri produttori. Ad esempio, i grandi produttori da fonte fossile possono integrare il reddito dell’impianto intervenendo, congruamente remunerati, per rimediare alle disfunzioni che possono crearsi nella rete elettrica. Ciò costituisce una fonte indiretta di sostegno alle fonti fossili ed un freno all’innovazione tecnologica e allo sviluppo del nostro Paese, perché la componentistica per fare rendere ai piccoli impianti questi servizi è uno dei settori in cui l’Italia potrebbe essere all’avanguardia.

E’ evidente che, al di là delle parole, si vuole bloccare la generazione distribuita da fonte rinnovabile e sostenere modelli industriali di produzione da fonte fossile del secolo scorso, insostenibili sia dal punto di vista ambientale che economico.

La scelta è fra consentire la generazione distribuita da fonte rinnovabile, con tutti i conseguenti positivi riflessi di sviluppo tecnologico, ambientale e occupazionale, oppure frenarla, per continuare in scelte recessive di sostegno a irrimediabili errori fatti nel passato.