Comunicato stampa – Trivellazioni in mare: presentata interrogazione urgente M5S. Per l’Europa l’Italia è fuorilegge. Il Governo recepisca subito la direttiva comunitaria 2013/30/UE.

Comunicato stampa – Trivellazioni in mare: presentata interrogazione urgente M5S. Per l’Europa l’Italia è fuorilegge. Il Governo recepisca subito la direttiva comunitaria 2013/30/UE.

trivellazioni

Roma, 26 febbraio 2015 – «C’è una evidente incompatibilità legislativa tra la direttiva europea 2013/30/UE e la normativa italiana sulle trivellazioni offshore nei mari italiani. L’esecutivo recepisca immediatamente il provvedimento emanato da Strasburgo prima che il nostro Paese venga sottoposto all’ennesima procedura di infrazione comunitaria. Ma soprattutto inserisca le piattaforme petrolifere nella disciplina che norma gli impianti a rischio di incidente, così come chiede l’Europa», attaccano i senatori del M5S Gianluca Castaldi e Gianni Girotto nell’interrogazione presentata ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico. Mentre da un lato il governo annuncia che la produzione di idrocarburi sarà inserita in un quadro di alti standard di sicurezza, dall’altro non viene fatto alcun cenno invece sul principio di “incidente ambientale grave” introdotto dalla direttiva Ue. Né tantomeno dice come voglia garantire la partecipazione del pubblico “riguardo ai possibili effetti sull’ambiente delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi programmate”. «Si tratta di una evidente falla normativa a cui l’esecutivo deve porre rimedio al più presto», sottolineano i rappresentanti grillini. Negli ultimi 20 anni in giro per il mondo si contano molte decine di gravi incidenti ambientali in cui sono state coinvolte piattaforme di estrazione e petroliere. Un episodio recente – 2 luglio 2013 – riguarda l’affondamento di una delle 6 piattaforme marine offshore di Saipem, sussidiaria di Eni. Mentre il Mediterraneo – uno dei maggiori crocevia mondiali di transito di idrocarburi – nel 2004 è stato testimone dell’incidente sulla piattaforma petrolifera Adriatic IV. Ciclicamente, quindi, si ripropone la questione della sicurezza in mare degli impianti di perforazione. Ma anche senza gli incidenti quel tipo di operazione è pericoloso per la salute pubblica. Sappiamo infatti – lo dicono indagini scientifiche – che le piattaforme rilasciano “fluidi di perforazione e scari metallici, che includono sostanze tossiche, fra cui cromo, mercurio e benzene” direttamente nelle acque marine. “Una piattaforma – dicono gli scienziati – rilascia circa 90,000 tonnellate di materiale di scarto durante l’arco della sua vita temporale, danneggiando la vita marina e la qualità dell’aria”. «Ecco perché si rende necessario l’immediato recepimento e adozione della direttiva europea in merito alla sicurezza e alla partecipazione del pubblico nelle decisioni delicate», dicono Girotto e Castaldi, che concludono: «Ci batteremo nelle sedi istituzionali per accelerare la definizione del quadro normativo e per frenare lo scempio delle trivellazioni in mare».

Per maggiori informazioni scarica l’interrogazione presentata.

Gianni Girotto e Gianluca Castaldi, rappresentanti M5S – X Commissione Industria Senato

 

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01682 – Atto n. 3-01682 (in Commissione) Pubblicato il 19 febbraio 2015, nella seduta n. 395
GIROTTO , CASTALDI , SANTANGELO – Ai Ministri dello sviluppo economico e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. – Premesso che:

l’articolo 1, recante oggetto e ambito di applicazione, della direttiva 2013/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 giugno 2013 sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi e che modifica la direttiva 2004/35/CE, al paragrafo 1 indica che: “nella presente Direttiva sono stabiliti i requisiti minimi per prevenire gli incidenti gravi nelle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi e limitare le conseguenze di tali incidenti”;

all’articolo 2 (definizioni), punto 37) è stabilito che per “incidente ambientale grave” si intende un incidente che provoca, o rischia verosimilmente di provocare, effetti negativi significativi per l’ambiente conformemente alla direttiva 2004/35/CE;

al paragrafo 1 dell’articolo 3 si prevede che gli Stati membri siano tenuti a far sì che gli operatori adottino tutte le misure necessarie a prevenire incidenti gravi in mare nel settore degli idrocarburi;

con l’approvazione dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 238 del 2005, recante “Attuazione della direttiva 2003/105/CE, che modifica la direttiva 96/82/CE, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”, le piattaforme petrolifere sono state escluse dalla disciplina che norma gli impianti a rischio di incidente rilevante come stabilita dalle direttive europee;

al paragrafo 1 dell’articolo 5 della direttiva 2013/30/UE relativo alla partecipazione del pubblico riguardo agli effetti sull’ambiente delle operazioni esplorative in mare programmate nel settore degli idrocarburi, è stabilito che la perforazione di un pozzo di esplorazione da un impianto non destinato alla produzione non può essere iniziata a meno che le autorità dello Stato membro non abbiano precedentemente provveduto affinché sia posta in essere una tempestiva ed effettiva partecipazione del pubblico, riguardo ai possibili effetti sull’ambiente delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi programmate, a norma di altri atti giuridici dell’Unione, in particolare, a seconda dei casi, della direttiva 2001/42/CE o della direttiva 2011/92/UE;

nel caso in cui la partecipazione del pubblico non sia stata posta in essere a norma del citato paragrafo 1, gli Stati membri garantiscono l’adozione di misure rivolte all’informazione e alla partecipazione del pubblico tramite diversi strumenti;

all’articolo 8, viene stabilito che gli Stati membri designano un’autorità competente indipendente responsabile per le seguenti funzioni di regolamentazione: valutare e accettare le relazioni sui grandi rischi, valutare le comunicazioni di progettazione e di operazioni di pozzo o combinate e altri documenti di questo tipo che le sono sottoposti; vigilare sul rispetto da parte degli operatori e dei proprietari della presente direttiva, anche mediante ispezioni, indagini e misure di esecuzione; fornire consulenza ad altre autorità o organismi, compresa l’autorità competente per il rilascio delle licenze;

al paragrafo 1 dell’articolo 41, sul recepimento della direttiva, viene indicato che gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 19 luglio 2015;

considerato che:

l’articolo riportato da “Il Sole-24 ore” dell’8 gennaio 2015, dal titolo “L’Italia si prepara all’eco-direttiva sulle piattaforme” riporta un’intervista al direttore generale per le risorse minerarie ed energetiche, Franco Terlizzese, nella quale lo stesso annuncia che il Governo sta lavorando per il recepimento della direttiva europea 2013/30/UE sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore idrocarburi e del monitoraggio della microsismicità nell’ambito delle attività antropiche a seguito di operazioni di reiniezione di fluidi nel sottosuolo e di estrazione e stoccaggio di idrocarburi;

nell’articolo viene inoltre specificato da Franco Terlizzese che “gli obbiettivi di produzione di idrocarburi previsti nella Strategia energetica nazionale e i benefici previsti si integrano con lo sviluppo sostenibile promosso dalla strategia marina, nel quadro delle direttive europee per la sicurezza delle attività offshore e nel rispetto di normative nazionali finalizzate a garantire i più alti standard di sicurezza”, mentre non viene fatto alcun riferimento su come si intenda applicare il principio “incidente ambientale grave” introdotto dalla direttiva 2013/30/UE, su come si vuole garantire la partecipazione del pubblico o quali siano gli orientamenti per la designazione dell’autorità competente;

considerato inoltre che:

con l’ordine del giorno G2 (testo 2) approvato dall’Aula del Senato in data 2 aprile 2014, il Governo si è impegnato, tra le altre cose: a promuovere in tutte le sedi opportune iniziative volte a definire una comune strategia con tutti gli altri Paesi del Mediterraneo per una severa regolamentazione dello sfruttamento di giacimenti sottomarini di idrocarburi nell’intero bacino; a promuovere un innalzamento del quadro regolatorio in materia di sicurezza anche nei Paesi del mar Mediterraneo attraverso l’attivazione degli opportuni canali diplomatici e la promozione di una conferenza dei Paesi rivieraschi; a verificare la compatibilità di attività eventualmente in corso da parte di Stati mediterranei in acque internazionali o di loro competenza con gli accordi internazionali in essere e con le discipline regolative concernenti lo sfruttamento della piattaforma continentale e comunque, ove ritenga, ad attivare una stretta interlocuzione con gli stessi Stati per sollecitare il fermo di iniziative che, data la particolare contiguità e vicinanza con la regione marina e con le coste italiane, potrebbero metterne a rischio l’integrità e in virtù di ciò predisporre l’elenco esatto delle autorizzazioni rilasciate ed ancor oggi in vigore con riferimento alle acque territoriali italiane e, al di fuori di esse, alla piattaforma continentale ed altresì di ogni altro nulla osta rilasciato anche con riferimento ad iniziative di stessa natura ove lo Stato italiano sia partecipe; ad assicurare il tempestivo recepimento della direttiva 2013/30/UE, prestando particolare attenzione alla valutazione delle capacità tecnico-economiche del richiedente, anche per far fronte a eventuali misure di compensazione di danni ambientali, al coinvolgimento dei territori e ai compiti dell’autorità competente; ad incrementare le condizioni di sicurezza del trasporto marittimo con particolare riferimento al mare Adriatico; a dimostrare la dovuta sensibilità per la tutela delle coste del mare Adriatico soggette a rischio di preoccupanti fenomeni di subsidenza,

si chiede di sapere:

quale sia lo stato di attuazione di recepimento della direttiva 2013/30/UE e quali siano gli indirizzi che i Ministri in indirizzo intendano intraprendere al fine di introdurre nella legislazione italiana il principio di “incidente ambientale grave”;

quali siano gli orientamenti che ritengano di dover assumere al fine di garantire una effettiva partecipazione del pubblico;

come intendano procedere per la designazione della prevista autorità competente indipendente.