Energia e competitività, racconto di un seminario

Energia e competitività, racconto di un seminario

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Sono stato invitato come relatore al seminario Energia e Competitività – Orientarsi tra crisi, incentivi e riforme per l’industria a Roma, organizzato da RefE (Osservatorio Energia). Nel corso degli interventi, il presidente della Commissione Industria del Senato Mucchetti e il vice ministro De Vincenti hanno sottolineato gli aspetti negativi dell’uso delle fonti rinnovabili. La mia opinione, invece, è molto diversa. Perché credo – e mi baso su dati scientifici ed economici di solidi istituti di ricerca – che le Rinnovabili rappresentano la vera svolta per la nostra economia e l’ambiente.

Da queste fonti di energia possiamo trovare la strada per uscire dalla crisi economica endemica nella quale il mondo sta sprofondando. In questo modo possiamo creare milioni di posti di lavoro nel mondo e garantire una più equa distribuzione delle risorse naturali.

Ma tornando in Italia e ai temi affrontati durante l’incontro, quando si parla di energia sono tre gli argomenti da affrontare: efficienza energetica, rinnovabili e produzione decentrata. Gli strumenti da sviluppare sono la stabilizzazione dell’Ecobouns, che garantirebbe una ristrutturazione efficiente degli edifici italiani, e l’Ecoprestito, utile per far fronte agli interventi.

Dobbiamo mettere in campo gli stessi 3 elementi citati poco sopra per abbassare il costo dell’energia e quindi aumentare la competitvità delle imprese. Nel 2006 Pasquale Pistorio, ex vicepresidente Confindustria, affermava che “Vedo nell’efficienza il volano per la ripresa di competitività” e da li partì il bando “Impresa 2015”.

Semplificare la burocrazia per agevolazioni (vedi conto termico), colmare le lacune normative (mancanza decreti attuativi e regole tecniche), risolvere i contrasti normativi, consentire il pieno dispiegarsi delle forme di autoproduzione e autoconsumo e in generale di distribuzione decentrata, che oggi invece sono fortemente limitate dalle attuali normative e da quanto in discussione in queste settimane nel collegato ambientale.
Questi restano passaggi fondamentali se vogliamo rilanciare le nostre politiche energetiche in modo solido, duraturo ed equo.

La transazione verso sistemi di produzione low-carbon è necesaria e urgente per diversi ordini di motivi:
1) Ambiente.
2) Creazione di posti di lavoro. L’Italia è leader in alcuni comparti industriali relativi, inverter, sistemi di accumulo, smart technologies, in più siamo probabilmente gli unici in Europa ad avere il know how di come gestire la connessione alla rete di centinaia di migliaia di piccoli produttori.
3) buon senso: è la stessa UE a dire che i costi di “decarbonizzazione del sistema energetico” sono molti simili a quelli di un proseguimento “Business as usual”.
4) Sicurezza ed autonomia degli approvvigionamenti.

Oggi l’Europa sta accelerando verso un mercato unico dell’energia, verso una Unione Energetica divenuta priorità anche a causa della crisi ucraina, alla quale si è aggiunta ora quella libica che ha messo a nudo ancora una volta la non autonomia del sistema energetico europeo.
L’attuale crisi del petrolio, dicono gli economisti, dovrebbe accelerare finalmente lo sviluppo di una corretta fiscalità energetica: ad esempio la carbon tax, che utilizzi le risorse così ricavate per velocizzare la transazione verso un sistema energetico libero dalle fonti fossili.

Su una cosa sono d’accordo con Mucchetti: costa meno prevenire i disastri idrogeologici che pagare poi per il ripristino. La stessa cosa vale anche per l’energia. Ogni 1% di “Fonti energetiche rinnovabili” significa indipendenza energetica, significa sicurezza a cui tutti guardano.

Ma non continuiamo a sparare sui pompieri.