Facciamo chiarezza sul deposito dei rifiuti radioattivi!

Facciamo chiarezza sul deposito dei rifiuti radioattivi!

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Sul deposito dei rifiuti radioattivi va ancora fatta chiarezza. Il 2 gennaio scorso la società di Stato Sogin, che dovrebbe occuparsi dello smantellamento delle nostre centrali, ha presentato finalmente la mappa dei siti dove potrebbe sorgere l’impianto. Peccato però che quella mappa verrà resa pubblica (nemmeno noi senatori l’abbiamo vista!) solo verso aprile. Poi, con calma verranno coinvolte le popolazioni dei territori in cui si penserà possa essere costruito il deposito.

Quali saranno i territori coinvolti? Il Veneto entra a far parte di questa rosa? Ancora non lo sappiamo ma stiamo vigilando per capire non solo quali saranno i luoghi, ma soprattutto come verrà impostato il lavoro. Nel frattempo l’attenzione è alta anche dove già in passato si ha avuto esperienza di questi temi.

Il 3 gennaio scorso, infatti, a Scanzano Jonico si è tenuto un incontro pubblico sul tema dei rifiuti nucleari e del futuro deposito nazionale. In Basilicata l’argomento è molto sentito. Come ricorderete, infatti, già nel 2003 ci fu una grande mobilitazione della popolazione. All’insaputa di tutti, infatti, il Governo Berlusconi pensò di impiantare una struttura di smaltimento delle scorie radioattive senza prendere anche le benché minime precauzioni in termini di salute pubblica, giacché in quel territorio non si può costruire alcun deposito.

Ma soprattutto nessuno aveva voluto coinvolgere le popolazioni locali su un tema così impattante, che avrebbe stravolto le loro vite. Da quell’esperienza nacque il Comitato di attivisti anti nucleare ScanZiamo le Scorie.

Da Scanzano dunque riparte la discussione sul deposito nazionale e sempre da lì si alza a gran voce la richiesta di chiarimenti, prima di partire di nuovo in quarta con l’individuazione delle aree idonee alla costruzione di quella struttura.

Le criticità sono ancora molte, a partire dalla legge poco chiara. O meglio, più che di norma incerta, dobbiamo parlare di interpretazione allegra di quella norma. Nella Guida tecnica 29 l’Ispa (vedi interrogazione M5S) parla di un deposito per smaltire solo le scorie radioattive di livello inferiore, mentre di quelle più pericolose e con una decadenza di migliaia di anni ne parla in modo molto vago. Perché? Come il comitato anti nucleare di Scanzano, anche noi aspettiamo ancora una risposta.

Grandi preoccupazioni – dicono da Scanzano – derivano dall’affidabilità della stessa Sogin, coinvolta in questi anni in avvenimenti poco chiari. Non ultimo il caso di corruzione per l’appalto Cemex.
Ma poi ci sono i ritardi nello smantellamento degli impianti atomici nazionali, tra cui quello Trisaia di Rotondella e l’aumento dei costi della bolletta elettrica dovuti proprio a questi ritardi.

Diciamo che i ragazzi di Scanzano non hanno tutti i torti, visto che il Governo per esempio continua a ritardare la costituzione della nuova autorità di controllo sulla sicurezza nucleare, ovvero l’Isin.

E per quanto riguarda quest’ultima, i ministri di Renzi avevano tentato di nominare al vertice di quell’autorità Antonio Agostini, un uomo incompetente in materia e indagato per gestione poco chiara dei fondi europei quando era dirigente del Miur. Solo grazie alle proteste e all’attenzione del MoVimento 5 Stelle si è potuta fermare quella nomina, che però giace ancora in consiglio dei ministri, senza che se ne sappia più niente.

Insomma, le premesse non sono delle più rassicuranti, ma continueremo a vigilare senza arrenderci, perché in gioco c’è il futuro della nostra terra. Continueremo quindi a combattere questa battaglia di civiltà per un futuro più pulito da lasciare in eredità ai nostri figli!

Potete leggere le slide del dibattito di Scanzano del 3 gennaio scorso cliccando qui