Sul Passante di Mestre dubbi di conflitto d’interesse e irregolarità

Sul Passante di Mestre dubbi di conflitto d’interesse e irregolarità

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Ancora una volta una grande opera pubblica finisce sotto la lente d’ingrandimento dei giudici. Ora tocca al passante autostradale di Mestre, su cui la Corte dei Conti ravvisa dubbi di un possibile conflitto d’interesse sui «ruoli di controllore e controllato». La stessa società concessionaria del tratto di autostrada risulta contemporaneamente anche concedente di quel passante. Una situazione piuttosto particolare. Ecco perché insieme ai colleghi Andrea Cioffi, Giovanni Endrizzi ed Enrico Cappelletti abbiamo deciso di presentare un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi.

Ma per capire meglio quello di cui stiamo scrivendo dobbiamo precisare che chi ha in concessione il Passante di Mestre è la società C.A.V. Spa, frutto della partecipazione di A.N.A.S. Spa e Regione Veneto. Fin qui niente di particolarmente strano. Se non che C.A.V. risulta anche essere la concessionaria che ha la responsabilità della gestione del nodo autostradale. Cioè la stessa società che ha in concessione la strada si è auto affidata anche la gestione di quella strada? Ebbene, sembrerebbe di sì. Tanto che la Corte dei Conti scrive:

«Deve tuttavia rilevarsi come la creazione di CAV S.p.a. abbia dato luogo a perplessità anche di questa Corte, – Sezione Controllo Enti – con riferimento al possibile sovrapporsi di ruoli di controllore e controllato e, quindi, portatore di interessi inconciliabili». «In Italia – scrive ancora la Corte – è l’unico esempio di società mista ANAS-Regione, alla quale è stata affidata la gestione di un tratto autostradale».

A maggio 2014, inoltre, CAV ha annunciato l’emissione di un prestito obbligazionario per circa 700 milioni di euro, con la garanzia della Bei (Banca europea degli investimenti), per ripagare i debiti contratti per costruire il Passante, inaugurato nel 2009. I lavori sono costati 986 milioni di euro. Si tratta della prima operazione italiana di project bond europei. La banca a questo punto dovrebbe fornire una garanzia, facendosi in pratica carico della restituzione di almeno il 20 per cento del prestito offerto dai sottoscrittori del bond. Tale garanzia dovrebbe permettere di ridurre il costo del finanziamento.

Ma c’è chi è invece molto preoccupato, come i comitati Opzione Zero, Re:Common e la rete europea CounterBalance. Nel mese di giugno 2014 hanno scritto al presidente dell’Autorità Nazionale Anti-Corruzione Raffaele Cantone per chiedergli di verificare che l’operazione di rifinanziamento del debito attraverso l’emissione dei project bond sia regolare. E poi, tutti insieme, hanno presentato un dettagliato memorandum all’Olaf, l’organo ispettivo dell’Unione Europea.

Ora attendiamo che il ministro Lupi risponda alle nostre domande e ci dica come abbia intenzione di muoversi per fare luce su questa vicenda.

Anche perché sul passante di Mestre gravano le ombre legate alle inchieste giudiziarie che si muovono intorno agli indagati per il Mose di Venezia. Il principale esecutore dei lavori di costruzione del Passante, infatti, è la società Mantovani Spa, fulcro del cosiddetto Sistema Veneto. E tra i principali soci della società Passante di Mestre (il general contractor che si è aggiudicato la costruzione) ci sono le stesse società consorziate con il Consorzio Venezia Nuova (Cvn) coinvolto nella vicenda Mose, su cui sta indagando la Magistratura.

Insomma, potrebbe aprirsi l’ennesimo vespaio nella regione che per lo stesso Raffaele Cantone si sta rivelando un vero buco nero di corruzione.