Un “taglia bollette” senza sacrificare ambiente, salute e occupazione: mozione del M5S

 

Il Governo Renzi, nel Dl competitività appena approvato con fiducia in aula del Senato, ha portato avanti con fare propagandistico la riduzione del 10% delle bollette energetiche per il 16% delle piccole e medie imprese. Il grosso problema è che ha scelto la via meno vantaggiosa per cittadini e imprenditori. Nel parlare di riduzione della bolletta elettrica, infatti, bisogna considerare quale componente si va ad alleggerire per garantire al cliente finale un risparmio.

La bolletta elettrica è formata da 4 componenti:

1) il prezzo dell’elettricità

2) i servizi di rete che garantiscono il trasporto e la distribuzione dell’energia ai clienti finali

3) il dispacciamento, ovvero il servizio che gestisce e controlla l’equilibrio tra domanda e offerta di energia elettrica in ogni momento, dato che la stessa non può essere immagazzinata

4) gli oneri generali di sistema, ovvero i costi aggiuntivi dettati dalla politica pubblica di incentivi alla produzione di energia (ad esempio da fonti rinnovabili, ma nella bolletta sono ancora presenti numerosi incentivi anche alle fossili e alla produzione di energia con assimilate o rifiuti)

La norma cosiddetta “Taglia bollette”, già osteggiata dal M5S , fa leva in modo prevalente sulla quarta componente, ovvero gli incentivi alla produzione di energia, ma non va a colpire i fossili, quanto invece le rinnovabili e in questo caso il solare fotovoltaico. Inoltre introduce altre norme in cui è prevista la tassazione dell’energia consumata e autoprodotta da fonti rinnovabili.

Nella parte che riguarda la componente del prezzo, il Governo è intervenuto in modo marginale rendendo di fatto la Sicilia un mercato elettrico amministrato, definendo transitoriamente essenziali quasi tutti gli impianti termoelettrici dell’isola. La misura che dovrebbe far abbassare il prezzo dell’energia elettrica in Sicilia, in attesa di verificare i suoi effetti non piace ad Assoelettrica e spaventa anche qualcuno nel mondo delle energie rinnovabili.

Per questa via, è evidente ciò che si guadagna da un lato (la riduzione del 10% delle bollette) si perde più che proporzionalmente dall’altra, in termini disalute, ambiente e soprattutto occupazione.

Il M5S ha sottolineato più volte i dati interessanti che legano lavoro ed energia pulita. L’attacco alle rinnovabili è una prassi ormai consolidata e Renzi non ha per nulla “cambiato verso”. Solo nel 2012, rispetto al 2011, si sono persi 60.000 posti di lavoro per i minori investimenti pubblici e privati nel settore.

Il M5S ha elaborato una proposta di riduzione del costo bolletta organica e di largo respiro. Il nodo centrale è come arrivare ad un risparmio per il cliente finale. La risposta a 5 stelle è che ciò che bisogna evitare è di indebolire il sostegno all’energia pulita nel momento in cui vengono mantenuti quelli alle fossili. La componente su cui agire con determinazione è invece il prezzo dell’elettricità per il consumatore, ovvero la prima componente della bolletta. Ed è possibile, considerando la notevole diminuzione alla fonte del prezzo dell’energia da 75 euro al MW/h a 43 euro al MW/h, ottenuta proprio grazie alla crescente penetrazione negli anni dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. Le rinnovabili potrebbero alleggerire le bollette in maniera sensibile, se non fosse che il minor costo dell’energia alla fonte non è tradotto in risparmi per i clienti finali, ma in maggiori profitti per i grossisti-distributori.

Per queste ragioni il M5S ha presentato una mozione al Governo, a prima firma Gianni Girotto. Il testo, oltre a fare il punto della situazione sul mercato dell’energia e il costo delle bollette, impegna il Governo a prendere provvedimenti per ridurre la differenza fra il costo dell’energia pagato sul mercato e il costo dell’energia applicato in bolletta ai consumatori finali, intervenendo anche nel settore delle tariffe biorarie, nella verifica delle scelte di approvvigionamento dell’Acquirente Unico, nella riattivazione dei pompaggi idreoelettrici e nella loro piena partecipazione al mercato elettrico e nella partecipazione delle rinnovabili non programmabili e della generazione distribuita al mercato del dispacciamento.

Le soluzioni per tradurre i benefici delle rinnovabili nelle tasche dei cittadini e delle imprese esistono e sono praticabili, ma ad una condizione: che il Governo in carica le possa portare avanti perché è libero da interessi inconfessabili. Il M5S ha dimostrato di essere libero, e sul tema energia e rinnovabili anche estremamente competente. Il Governo prenda in seria considerazione il lavoro del M5S, per un riformismo dei fatti e non degli slogan.

Per maggiori informazioni consulta la mozione.