Presupposti di costituzionalità dello spalma incentivi FV portati in aula Senato dal Gruppo M5S

Segnaliamo che martedì 1 luglio 2014 si è tenuto in Aula l’intervento di Giovanni Endrizzi del gruppo M5S sui presupposti di costituzionalità del ddl 1541 “Decreto legge Competitività” contenente anche lo spalma incentivi FV.
La votazione del parere sui presupposti è stata portata in aula del Senato su richiesta del Capogruppo M5S Maurizio Buccarella e altri 32 Senatori M5S ai sensi dell’articolo 78 comma 3 del Regolamento del Senato.
Di seguito la parte dell’intervento di Endrizzi riguardante la parte dello spalma incentivi per il fotovoltaico con preghiera di diffusione.

“Non sono di immediata evidenza le motivazioni di urgenza per l’articolo 26, che interviene sulle tariffe incentivanti dell’elettricità prodotta da impianti fotovoltaici.”

La disposizione modifica, sostanzialmente riducendola, la tariffa incentivante già riconosciuta, in base alle convenzioni stipulate con il Gestore dei servizi elettrici, ai produttori di energia elettrica da impianti fotovoltaici. Tale incentivazione è volta a promuovere l’impiego di fonti rinnovabili e consiste, com’è noto, nel garantire ai produttori autorizzati l’acquisto da parte del GSE dell’energia prodotta ad una tariffa fissata con decreto ministeriale, per una durata stabilita oggi in venti anni.

I tanti produttori di energia elettrica da impianti fotovoltaici, quindi, si vedranno ridotta la tariffa incentivante già riconosciuta. Si tratta quindi di una modifica unilateralmente imposta della tariffa incentivante. Per gli impianti di potenza superiore a 200 KW, la tariffa incentivante verrebbe ridotta dal 1° gennaio 2015, e con effetto crescente per 24 anni dall’avvio dell’impianto. In alternativa i titolari possono optare, entro il 30 novembre 2014, per una riduzione del 10 per cento dell’incentivo a decorrere dal 1° gennaio 2015.

Abbiamo dunque un intervento normativo sostanzialmente retroattivo che verrebbe ad incidere su rapporti “di durata” già costituiti e su situazioni e sugli effetti di decisioni già assunte dai produttori che a tal fine hanno posto in essere i relativi investimenti, in base a previsioni economiche di cui è parte determinante l’incentivo stesso.

Il principio di irretroattività della legge impedisce di emanare disposizioni che vengano a modificare in senso sfavorevole per i beneficiari la disciplina dei rapporti di durata, anche se l’oggetto di questi sia costituito da diritti soggettivi perfetti. Ovvero quando tali disposizioni “trasmodino in un regolamento irrazionale, frustrando, con riguardo a situazioni sostanziali fondate sulle leggi precedenti, l’affidamento dei cittadini nella sicurezza giuridica, da intendersi quale elemento fondamentale dello Stato di diritto” (sentenza n. 302/2010 e n. 264 del 2005; in senso conforme, ex plurimis, sentenze n. 236 e n. 206 del 2009). L’affidamento gode di tutela costituzionale, riconducibile non solo all’articolo 3 Cost., ma altresì all’art. 41 Cost,., quando il privato intraprenda un’attività economica che comporta tra l’altro oneri per investimenti. Il legittimo affidamento in questo caso comporta l’attesa che i cambiamenti normativi sopravvenuti non finiscano per rendere inutili le iniziative già assunte e gli oneri già sostenuti.

Nello specifico della norma recata dal provvedimento, inoltre, i rapporti in atto cui la nuova disciplina dell’incentivo pretenderebbe di applicarsi sono oggetto di convenzioni stipulate con il GSE (Gestore dei servizi elettrici) e in corso di esecuzione. Si avrebbe dunque la violazione unilaterale di vere e proprie obbligazioni sorte ed esigibili in forza di un contratto.

L’intervento normativo appare in contrasto anche con gli obblighi internazionali derivanti dal Trattato sulla Carta Europea dell’Energia, a cui è stata data esecuzione in Italia con legge 10 novembre 1997, n. 415.

Ai sensi dell’articolo 10, paragrafo I, del Trattato, “ogni Parte contraente incoraggia e crea condizioni stabili, eque, favorevoli e trasparenti per gli investitori di altre Parti contraenti che effettuano investimenti nella sua area. Gli investimenti godono inoltre di una piena tutela e sicurezza e nessuna Parte contraente o può in alcun modo pregiudicare con misure ingiustificate e discriminatorie la gestione, il mantenimento, l’impiego, il godimento o l’alienazione degli stessi. “

L’articolo 26, quindi, viola l’impegno ad assicurare “condizioni stabili” oltre che “eque, favorevoli e trasparenti” agli investimenti, che non godrebbero di “piena tutela e sicurezza”.

Il contrasto con gli obblighi derivanti dal Trattato a sua volta si riverbererebbe in un vizio di legittimità costituzionale per violazione dell’articolo 117, primo comma, della Costituzione, secondo cui le leggi statali e regionali devono rispettare, oltre che la Costituzione, i “vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”, compresi, quindi, quelli derivanti dai Trattati ratificati dallo Stato italiano.

Inoltre, la relazione illustrativa al provvedimento, all’articolo 23 – disposizione che apre la parte delle misure contenente interventi di politica energetica – afferma che: “L’azione da porre in essere, dunque, risponde ad un disegno unitario che è idoneo ad incidere su singole voci tariffarie e componenti strutturali del sistema energetico. Esso per essere attuato richiede interventi molteplici e diversificati, di natura legislativa ed amministrativa [… ] Il presente provvedimento intende dare avvio a questo processo”.

A proposito, appare opportuno ricordare che lo strumento del decreto-legge è ritenuto dalla Corte costituzionale palesemente inadeguato “a realizzare una riforma organica e di sistema”, tanto più quando tale riforma è motivata da “esigenze manifestatesi da non breve periodo” e “richiede processi attuativi necessariamente protratti nel tempo, tali da poter rendere indispensabili sospensioni di efficacia, rinvii e sistematizzazioni progressive, che mal si conciliano con l’immediatezza di effetti connaturata al decreto-legge, secondo il disegno costituzionale” (sent. 220/2013).”