Continua l’attacco alle rinnovabili

Continua l’attacco alle rinnovabili

fonti-rinnovabiliCome ho cercato di diffondere in precedenza, veniamo da un anno di fortissima “reazione” delle lobbies del petrolio/gas contro le Fonti di Energia Rinnovabile, stante il fatto che queste hanno ormai una fetta del 40-50% del mercato nazionale di energia elettrica.

Questa “reazione” si è concretizzata politicamente con l’emanazione di 7 (dicasi sette) provvedimenti legislativi appunto contrari alle rinnovabili, nel senso che ne hanno o diminuito i ricavi, o aumentato la tassazione o la burocrazia. Ora il Governo sta pensando ad un intero pacchetto di ulteriori misure contrarie, tra cui spicca il c.d. “spalma-incentivi” e l’introduzione del pagamento degli oneri di sistema ai c.d. SEU.

Bene, anzi male, e come se non bastasse oggi vi è stato un Convegno a Milano con un intervento di un funzionario pubblico, in particolare il GSE (l’Ente Pubblico che paga gli incentivi a tutti coloro che posseggono un impianto che ha diritto a degli incentivi), che ha riportato una ulteriore disastrosa notizia, per spiegare la quale allego direttamente il Comunicato Stampa di una delle Associazioni del settore delle Rinnnovabili, spero vogliate diffondere…

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COMUNICATO CPEM – 22 maggio 2014

Nella presentazione fatta questa mattina dal prof. Chiesa dell’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano, nel corso della 2a edizione del Report sulle FER elettriche non FV, è emerso un dato allarmante circa la previsione di esaurimento entro gennaio 2015 delle 5,8 mld di risorse destinate a questo settore.

Questa previsione è stata purtroppo confermata nell’intervento conclusivo di Francesco Sperandini, Direttore Operativo del GSE, in contrasto con la stima fatta solo pochi giorni fa dall l’ing. Di Carlo, responsabile della Direzione Ingegneria dello stesso Ente, nel corso del nostro Convegno CPEM sul minieolico a Solarexpo.

Lo scenario che si prefigura è gravissimo:

il rischio di paralisi degli investimenti di tutte le energie di piccola taglia, ad accesso diretto, e il conseguente irrigidimento del sistema bancario anche per i progetti in corso

Tenendo anche conto di alcune affermazioni provocatorie lanciate nel corso dell’intervento (incentivi alle FER visti come elementi distorsivi del mercato, destinazione di eventuali recuperi di incentivi impropriamente assegnati, alla riduzione delle bollette e non al monte incentivi, l’utilità del capacity payment e del ritorno della tassazione per i redditi da energia delle imprese agricole, i piccoli impianti come elemento di disturbo delle reti, ecc. ecc.) ritengo più che mai importante mobilitarsi in tutte le forme possibili per poter dare continuità ad un settore, quello della generazione distribuita di piccola taglia, che dovrebbe costituire uno dei pilastri del futuro modello energetico del nostro Paese.

E di seguito ulteriori spiegazioni da parte degli operatori del settore…

è importante da subito avere risposte certe da parte della politica e dal GSE, a tal fine occorre sottolineare anche i seguenti argomenti:
-il DM del 6 luglio 2012, ha introdotto il sistema della preventiva ammissione a registro per gli impianti eolici di potenza compresa tra 60 kW e 5 MW, fino al 2015, mentre per impianti fino a 60 kW, è prevista l’installazione libera, al fine di incentivare la micro generazione distribuita: per come evolve l’utilizzo dello stesso DM, se diventasse certezza quanto sopra riportato, si avrebbe di fatto un blocco dei piccoli impianti eolici fino a 60 kW e gli impianti a registro (da 61 a 5000 kW) avrebbero ancora 18 mesi per poter essere installati con l’ausilio della tariffa omnicomprensiva, è una palese contraddizione rispetto allo stesso spirito del legislatore e sarebbe la fine della micro generazione eolica in Italia, che vede, in questo momento, aziende manifatturiere tra le migliori a livello internazionale

-La regolamentazione in Italia a partire dalla Legge 244/2007 non ha stabilito alcuna distinzione tra macchine di nuova costruzione e macchine rigenerate, applicando lo stesso regime tariffario e quindi favorendo operatori di mercato che propongono macchine già in esercizio ultra ventennale in Nord Europa, rimesse a nuovo per soli scopi commerciali.
Non si comprendono le motivazioni industriali per supportare l’importazione di macchine usate, rigenerate al solo scopo di accedere alla tariffa, con danno per l’industria manifatturiera nazionale e penalizzazione della ricerca industriale. L’installazione di queste turbine incide notevolmente sulle risorse destinate a questo comparto ma penalizza anche le condizioni della rete elettrica di bassa tensione, che ha invece un notevole giovamento dall’installazione distribuita di punti di generazione con generatori sincroni e convertitori statici di frequenza

E’ urgente un intervento della politica nazionale e delle Regioni prima che la burocrazia tecnica e la confusione normativa facciano danni enormi, generando disoccupazione e nuova emigrazione delle migliori risorse alla ricerca di un lavoro dignitoso.
E’ già successo per il comparto del grande eolico: circa vent’anni fa quando le politiche nazionali e regionali dell’epoca, hanno sfavorito la nascita di una industria manifatturiera italiana, che nella fase di ricerca e di pre-industrializzazione era leader mondiale e oggi è di fatto inesistente o residuale.
La manifattura italiana del mini eolico è oggi all’avanguardia, con il contributo determinante della Jonica Impianti, che ha avviato il settore, e potrebbe occupare importanti quote di mercato a livello mondiale.
Per il consolidamento della industria manifatturiera nazionale del minieolico, è necessaria la rimozione degli ostacoli burocratici e normativi che ne stanno ritardando lo sviluppo, perdendo importanti opportunità di lavoro e prospettive occupazionali.

Ed invece, aggiungo io, la politica sta facendo esattamente il contrario…